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Capitolo trentacinquesimo

Minaccia alla libertà di coscienza


i protestanti considerano la chiesa di Roma con maggior favore che in passato. In quei paesi dove il Cattolicesimo è in minoranza e i papisti assumono un atteggiamento conciliante per conquistare un certo ascendente, si nota una crescente indifferenza per le dottrine che separano la chiesa riformata dalla gerarchia papale. Acquista, così, sempre più terreno l'idea che tutto sommato sui punti vitali non c'è poli quella grande differenza che si pensava, e che qualche piccola concessione da parte nostra potrà rendere possibile una migliore intesa con Roma. Ci fu un tempo quando i protestanti attribuivano un grande valore alla libertà di coscienza, conquistata a così caro prezzo. Insegnavano ai loro figli ad aborrire il papato; e ritenevano che cercare un accordo con Roma equivaleva a un atto di infedeltà verso Dio. Ora, invece, quanto sono differenti i sentimenti espressi!

I difensori del papato affermano che la chiesa è stata calunniata, e il mondo protestante è propenso ad ammetterlo. Molti insistono che non è giusto giudicare la chiesa di oggi in base alle abominazioni e alle crudeltà che caratterizzarono il suo dominio durante i secoli dell'ignoranza e delle tenebre. Ne scusano le orribili crudeltà attribuendole alle barbarie dei tempi, e dicono che l'influsso della civiltà moderna ha mutato i suoi sentimenti.

Queste persone dimenticano forse la pretesa di infallibilità sbandierata da questo alto potere per oltre ottocento anni? Lungi dall'essere stata abbandonata, questa pretesa venne riaffermata il secolo scorso in modo. ancora più perentorio. Siccome Roma afferma che « la chiesa non ha mai sbagliato e che, secondo le Scritture, mai sbaglierà » (J. L. Mosheim, Institutes of Ecclesiastical History, vol. 3, Il secolo, parte 2, cap. 2, sez. 9, nota 17), come potrebbe rinunciare a quei principi che l'hanno retta nel corso dei secoli passati?

La chiesa papale non abbandonerà mai la sua pretesa di infallibilità. Essa considera legittimo tutto quello che ha fatto perseguitando chi respingeva i suoi dogmi; 1 e non ripeterebbe gli stessi atti qualora se ne presentasse l'occasione? Se le restrizioni oggi imposte dai governi fossero rimosse e Roma riacquistasse la sua potenza di un tempo, non si tarderebbe a vedere un rapido risveglio della sua tirannia e delle sue persecuzioni.

Un noto scrittore così parla dell'atteggíamento della gerarchia papale riguardo alla libertà di coscienza e al pericolo che, particolarmente per gli Stati Uniti, potrebbe derivare dal successo della sua politica.

« Molti sono inclini ad attribuire al bigottismo e all'infantilismo il timore che suscita negli Stati Uniti l'ascesa del Cattolicesimo. Essi non vedono niente nel carattere e nell'atteggiamento del Romanesimo che sia ostile alle nostre libere istituzioni, e quindi non scorgono nulla di minaccioso nel suo progresso. Confrontiamo, perciò, alcuni princìpi fondamentali del nostro governo con quelli della chiesa cattolica.

« La costituzione degli Stati Uniti garantisce la libertà di coscienza. Non c'è nulla di più prezioso e di più fondamentale. Papa Pio IX, nella sua enciclica del 15 agosto 1854, disse: 'T'assurda ed eretica dottrina o le stravaganze in difesa della libertà di coscienza sono l'errore più pestilenziale: una peste fra le più temibili per uno stato". Lo stesso pontefice-nella sua enciclica dell'8 dicembre 1864 anatemizzò 'coloro che reclamano la libertà di coscienza e di culto religioso e "chiunque affermi che la chiesa non può ricorrere alla forza".

« Il tono pacifico di Roma negli Stati Uniti non implica un cambiamento del cuore. Essa è tollerante là dove è impotente. Dice il vescovo O'Connor: "La libertà religiosa è semplicemente tollerata fino a che non si potrà fare il contrario senza pericolo per il mondo cattolico"... L'arcivescovo di S. Louis una volta disse: 'T'eresia e l'incredulità sono dei crimini; e nei paesi cristiani, come l'Italia e la Spagna, per esempio, dove tutti sono cattolici, e dove la religione cattolica è una parte essenziale della legge del paese, esse vengono punite come. gli altri delitti".

« Ogni cardinale, arcivescovo e vescovo della chiesa cattolica, nel giurare fedeltà al papa dice anche le seguenti parole: "Io respingerò e perseguiterò con tutte le mie forze gli eretici, gli scismatici e tutti i ribelli al nostro detto signore (il papa) o ai suoi successori" » J. Strong, Our Country, cap. 5, par. 2-4.

Nella confessione cattolica romana vi sono dei sinceri cristiani. Migliaia di membri di quella chiesa servono Dio secondo la luce che posseggono; non hanno la possibilità di accedere alla sua Parola, perciò ignorano la verità. Essi non hanno mai visto il contrasto esistente tra il servizio spontaneo e un sistema di forme e di riti. Dio osserva con pietosa tenerezza queste anime educate in una fede ingannevole e insoddisfacente, e provvederà perché' dei raggi di luce, squarciando le fitte tenebre che le avvolgono, rivelino ad esse la verità che si trova in Gesù. Molti, allora, si schiereranno col -suo. popolo.

Ma il Cattolicesimo, in quanto sistema, non è oggi in armonia col Vangelo di Cristo più di quanto non lo fosse nei precedenti periodi della sua storia. Se le chiese protestanti non fossero anch'esse immerse in profonde tenebre, riconoscerebbero i segni dei tempi. La chiesa romana è lungimirante nei suoi piani e nei suoi metodi di azione. Essa escogita ogni mezzo per estendere il proprio influsso e accrescere la propria potenza in previsione di un deciso e aspro conflitto per riconquistare il dominio del mondo, ristabilire la persecuzione e disfare tutto ciò che il Protestantesimo ha fatto. Il Cattolicesimo sta guadagnando terreno da ogni parte. Osservate il numero crescente delle sue chiese e delle sue cappelle nei paesi protestanti; la popolarità dei suoi collegi e seminari in America, molto frequentati dai protestanti; il crescente ritualismo in Inghilterra e le frequenti defezioni nelle file dei protestanti a favore delle schiere dei cattolici. Tutte queste cose dovrebbero provocare una certa inquietudine in chi apprezza i puri princìpi del Vangelo.

I protestanti hanno fraternizzato col papato, giungendo a compromessi e a concessioni che stupiscono gli stessi cattolici, i quali non riescono a capirli. Gli uomini chiudono gli occhi dinanzi al reale carattere del Romanesimo e ai pericoli che la sua supremazia determina. La gente deve essere risvegliata dal suo sonno per poter resistere alle sollecitazioni di questo nemico cosi pericoloso per la libertà civile e religiosa.

Molti protestanti ritengono che la religione cattolica non sia attraente e che i suoi riti consistano in cerimonie prive di significato. Si sbagliano. Sebbene il Romanesimo si basi sull'inganno, non si tratta però di una grossolana impostura. Il cerimoniale delle funzioni religiose della chiesa cattolico *romana è particolarmente suggestivo. La sua pompa e i suoi riti solenni colpiscono i sensi e impongono il silenzio alla ragione e alla coscienza. L'occhio ne rimane come affascinato. Magnifiche chiese, imponenti processioni, altari dorati, reliquari fastosi, pitture di gran pregio, squisite sculture, fanno appello all'amore per il bello. L'orecchio viene attratto da musiche insuperabili, dalle note armoniose dell'organo e dal canto melodioso di molte voci che echeggiano sotto le maestose volte e lungo le navate delle grandi cattedrali. Tutto questo riempie la mente di timore e di riverenza.

Ma questo splendore esteriore, questo sfarzo, queste cerimonie che appagano solo la brama dell'animo malato di peccato, tradiscono una corruzione interiore. Difatti, la religione di Cristo non ha bisogno di questi richiami per raccomandarsi. Alla luce che splende dalla croce, il vero Cristianesimo appare così puro e attraente che nessun decoro esterno può accrescerne il valore. La bellezza della santità e uno spirito mansueto e quieto sono di gran pregio agli occhi di Dio.

La ricchezza dello stile non è necessariamente indice di purezza e di elevatezza di pensiero. Le grandi concezioni dell'arte, la delicata finezza del gusto, spesso si ritrovano proprio nelle menti terrene e sensuali; perciò sono sfruttate da Satana per spingere gli uomini a dimenticare le necessità dell'anima, a perdere di vista la futura vita immortale, a separarsi dall'Aiuto infinito e a vivere soltanto per questo mondo. Una religione fatta di esteriorità è attraente per il cuore non rigenerato. Il fasto, le cerimonie del culto cattolico esercitano un potere di seduzione quasi ammaliatore, tanto che molti ne vengono sedotti e considerano la chiesa cattolica come la vera porta del cielo. Solo coloro che hanno fissato saldamente i loro piedi sul fondamento della verità e i cui cuori sono stati rinnovati dallo Spirito di Dio, sono al sicuro dal suo influsso. Migliaia di persone, che non conoscono il Salvatore per una esperienza viva, saranno indotte ad accettare le forme di una pietà, priva però di potenza. Una tale religione è proprio quella che le moltitudini desiderano.

La pretesa della chiesa di avere il diritto di perdonare è per molti un incentivo a peccare. La confessione, senza la quale essa non accorda il perdono, tende ad autorizzare il male. Chi si inginocchia dinanzi a un uomo peccatore, e mediante la confessione gli rivela i pensieri e le immaginazioni del suo cuore, degrada la propria virilità e avvilisce ogni nobile istinto della propria anima. Rivelando i peccati della sua vita al sacerdote -che è un essere mortale fallibile, esposto anch'egli al peccato, forse dedito al vino e alla sregolatezza- l'uomo abdica alla propria dignità morale e si degrada. Poiché il sacerdote è per lui il rappresentante di Dio, egli finisce con l'abbassare il -concetto della deità a quello dell'umanità caduta. Questa confessione degradante da uomo a uomo è la molla segreta che ha provocato gran parte dei mali che affliggono il mondo e che preparano l'umanità per la sua distruzione finale. Eppure per chi ama seguire le proprie inclinazioni e più piacevole confessarsi con un proprio simile che aprire l'anima a Dio. t tipico della natura umana preferire una penitenza anziché abbandonare il peccato; è più facile affliggere la carne col cilicio e con altre mortificazioni che crocifiggere la concupiscenza della carne. Il cuore carnale preferisce portare gioghi pesanti piuttosto che piegarsi a quello di Cristo.

Esiste una sorprendente somiglianza fra la chiesa romana e la chiesa giudaica del tempo della prima venuta di Cristo. 1 giudei calpestavano segretamente ogni principio della legge di Dio, mentre esteriormente si dimostravano rigorosi nell'osservanza dei suoi precetti, appesantendoli con esigenze e tradizioni che rendevano l'ubbidienza faticosa e difficile. Come i giudei asserivano di riverire la legge, così i cattolici romani oggi pretendono di riverire la croce. Essi esaltano il simbolo delle sofferenze di Cristo, ma nella loro vita rinnegano Colui che è rappresentato da questo simbolo.

1 cattolici mettono delle croci sopra le loro chiese, sui loro altari e sui loro abiti. Dappertutto si vede il simbolo della croce; ovunque essa viene onorata ed esaltata, mentre gli insegnamenti di Cristo sono sepolti sotto un cumulo di tradizioni prive di significato, di false interpretazioni e di rigorose imposizioni. Le parole del Salvatore relative ai giudei fanatici si applicano con maggiore forza ai capi della chiesa cattolica romana. « Legano de' pesi gravi e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li voglion muovere neppur 1 col dito » Matteo 23: 4. Le anime coscienziose vivono in un costante stato di terrore, intimorite dall'idea di avere offeso Dio, mentre molti dignitari della chiesa vivono nel lusso e nel piacere dei sensi.

Il culto delle immagini e delle reliquie, l'invocazione dei santi e l'esaltazione del papa, sono altrettanti accorgimenti di Satana per distogliere le menti degli uomini da Dio e dal suo Figliuolo. Per determinare la rovina delle anime, egli cerca di trasferire la loro attenzione da Colui per mezzo del quale possono trovare la salvezza, a un obiettivo che sostituisca chi ha detto: « Venite a me, voi tutti che siete travaglìati ed aggravati, e io vi darò riposo » Matteo 11: 28.

Satana cerca costantemente di falsare il carattere dì Dio, la natura del peccato e la reale posta in gioco nel grande conflitto. I suoi sofismi intendono indebolire gli obblighi della legge divina e dare agli uomini la licenza di peccare. Nello stesso tempo egli cerca di incoraggiarli ad accarezzare dei falsi concetti su Dio, per modo che finiscano col considerarlo con odio e con timore, anziché con amore. La crudeltà del suo carattere è attrìbuita al Creatore; essa è incorporata nel sistema religioso ed espressa nel rituale del culto. Le menti degli uomini sono così accecate, Satana se ne impossessa e ne fa suoi strumenti nella sua lotta contro Dio. Per questa perversione degli attributi divini, le nazionì pagane furono spinte a ritenere necessarì i sacrifici umani per potersi assicurare il favore della divinità. Fu così che orribili crudeltà vennero perpetrate sotto le varie forme di idolatria.

La chiesa cattolica romana, unendo le forme del paganesimo col Cristianesimo e falsando, come il paganesimo, il vero carattere di Dio, è ricorsa a pratiche non meno crudeli e rivoltanti. Al tempo della sua supremazia, Roma ricorreva alla tortura per obbligare la gente ad accettare le sue dottrine. Vi era il rogo per chi non credeva alle sue pretese. Vi erano i massacri, su una scala la cui portata sarà resa nota solo al giudizio. 1 dignitari della chiesa studiavano, sotto la guida di Satana., come inventare dei mezzi che provocassero la maggiore sofferenza possibile senza por fine alla vìta della vittima. In molti casi il procedimento infernale veniva ripetuto fino al limite della sopportazione umana, al punto cioè che la natura umana finiva per cedere e la vittima accoglieva la morte come dolce sollievo.

Questa era la sorte di quantì si opponevano a Roma. Per i suoi aderenti, essa aveva la disciplina della frusta, della fame, e di tutte le austerità corporali concepibili. Per assicurarsi il favore del cielo, i penitenti violavano le leggi di Dio trasgredendo quelle della natura. Erano invitati a infrangere i vincoli che Dio aveva formato per il bene. e per la gioia dell'uomo nel suo soggiorno terreno. I cimiteri contengono milioni di vittime che trascorsero la vita nel vano tentativo di soffocare i propri affetti naturali, reprimere, come offensivo a Dio, ogni pensiero o sentimento di simpatia verso i loro simili.

Se vogliamo comprendere la determinata crudeltà di Satana manifestatasi per centinaia di anni non verso coloro che non avevano mai udito parlare di Dio, ma nel cuore stesso della cristianità, basta dare un'occhiata alla storia dei Romanesimo. Mediante questo colossale sistema di seduzione, il principe delle tenebre ha attuato il suo proposito che è quello di provocare disonore a Dio e sofferenza all'uomo. Nel vedere come egli è riuscito a camuffarsi e a compiere la sua opera per mezzo dei capi della chiesa, possiamo meglio comprendere perché egli abbia tanta antipatia per la Bibbia. Quel libro rivela, a coloro che lo leggono, la misericordia e l'amore di Dio; esso fa loro comprendere che il Padre celeste non mette sull'uomo nessuno di questi pesanti fardelli ma chi gli chiede solo un cuore rotto e contrito, e uno spirito umile e ubbidiente.

Cristo non ci dà nella sua vita nessun esempio che, per poter diventare idonei per il cielo, uomini e donne debbano chiudersi in un monastero. Egli non ha mai insegnato che l'amore e la simpatia debbono essere repressi. Il cuore del Salvatore era colmo di amore. Più l'uomo si avvicina alla perfezione morale, più fine diventa la sua sensibilità, più acuta si fa la sua percezione del peccato, più profonda diventa la sua simpatia per gli altri. Il papa pretende di essere il vicario di Cristo; ma in che modo il suo carattere può essere paragonato con quello del nostro Salvatore? Si vide mai Cristo mandare gli uomini in prigione o sul rogo perché non gli tributavano l'omaggio che gli era dovuto come Re del cielo? Si udì mai la sua voce condannare a morte chi non lo accettava? Quando Egli fu respinto dagli abitanti di un villaggio della Samaria., l'apostolo Giovanni pieno di indignazione gli chiese: « Signore, vuoi che diciamo che scenda fuoco dal cielo, e li consumi? ». Gesù guardò il suo discepolo e lo rimproverò" dicendo: « ... il Figliuol dell'uomonon sia venuto per perder le anime degli uomini, anzi per salvarle » Luca 9: 54, 56 (D). Quale differenza fra lo spirito manifestato da Cristo e quello di chi si dice suo vicario!

Oggi la chiesa romana si presenta al mondo con aria di candida innocenza, e copre di giustificazioni la storia delle sue orribili crudeltà. Si è rivestita degli abiti di Cristo, ma non è cambiata. Ogni principio del papato professato in passato esiste tuttora. Es sa conserva le dottrine elaborate durante i secoli bui. Perciò che nessuno si inganni. Il papato, che i protestanti sono oggi pronti a onorare, è lo stesso che reggeva il mondo al tempo della Riforma quando gli uomini di Dio, a rischio della loro vita, si levavano per denunciare le sue iniquità. Esso serba tuttora la stessa sua arrogante e orgogliosa presunzione che lo portarono a innalzarsi al di sopra dei re e dei principi, reclamando le prerogative della divinità. Esso oggi non è meno crudele e dispotico di quando- opprimeva la libertà umana e trucidava i santi dell'Altissimo.

Il papato è esattamente ciò che la profezia aveva annunciato: l'apostasia degli ultimi giorni (2 Tessalonicesi 2: 3, 4). Fa parte della sua politica assumere l'aspetto che meglio si adatta ai suoi disegni per riuscire ad attuarli; però,. sotto l'aspetto mutevole del camaleonte si cela invariabilmente il veleno del serpente. « Non si è tenuti a mantener fede agli eretici, né alle persone sospette di eresia » Lenfant, vol. 1, p. 516. Questo potere, la cui storia millenaria è stata scritta col sangue dei santi, potrebbe essere riconosciuto come parte della chiesa di Cristo?

Non senza ragione nei paesi protestanti è stato affermato che oggi il Cattolicesimo differisce dal Protestantesimo meno che nel passato. Sì, c'è stato un cambiamento, ma non nel papato. Il Cattolicesimo, infatti, somiglia molto al Protestantesimo attuale, perché questo è degenerato rispetto al tempo dei riformatori.

Nella misura in cui hanno cercato il favore del mondo, le chiese protestanti sono rimaste accecate da una falsa carità. Perché, esse dicono, non dovrebbe uscire del bene dal male? Esse finiranno inevitabilmente col pensare male di tutto ciò che è bene. Invece di levarsi a difesa della fede « che è stata una volta per sempre tramandata ai santi » si scusano con Roma dell'opinione sfavorevole avuta nei suoi confronti e le chiedono perdono del loro fanatismo.

Perfino gran parte di coloro che non considerano con favore il Romanesimo, non si rendono conto del pericolo rappresentato dal suo potere e dal suo influsso. Molti affermano che l'oscurità intellettuale e morale del Medioevo favorì la diffusione dei suoi dogmi, delle sue superstizioni e della sua oppressione, ma che l'intelligenza superiore dei tempi moderni, unita con la generale diffusione della conoscenza e il crescente liberalismo in materia di religione, impediscono un risveglio dell'intolleranza e della tirannia. L'idea stessa che tale stato di cose possa ancora esistere in quest'epoca di luce viene messa in ridicolo. t vero che la nostra generazione è favorita dalla luce intellettuale, morale e religiosa; è vero che dalle pagine aperte della santa Parola di Dio la luce del cielo è stata sparsa sul mondo; però si deve anche tener presente che maggiore e la luce data, maggiori saranno le tenebre di coloro che la pervertono e la respingono.

Uno studio della Bibbia fatto con preghiera rivelerebbe ai protestanti il vero carattere del papato e lo farebbe loro aborrire ed evitare. Molti, però, si credono così avveduti da non sentire nessun bisogno di chiedere umilmente a Dio di guidarli nella verità. Fieri della luce che hanno, ignorano sia le Scritture, sia la potenza di Dio. Avendo naturalmente bisogno di un mezzo che tranquillizzi la loro coscienza, ricorrono proprio a quello che è meno spirituale e meno umiliante. In realtà, essi desiderano trovare un modo che consenta loro di dimenticare Dio, ma che appaia come un mezzo per ricordarlo. Il papato sembra fatto apposta per loro, in quanto si addice a due categorie di persone: a coloro che vorrebbero essere salvate per i loro meriti e a coloro che vorrebbero essere salvate nei loro peccati. In questo consiste il segreto della sua potenza.

Un'èra di grandi tenebre spirituali è stata favorevole al papato. Comunque è stato dimostrato che anche un'èra di grande luce intellettuale e ugualmente favorevole ad esso. Nelle età passate, quando gli uomini erano privi della Parola di Dio e della conoscenza della verità, i loro occhi erano accecati, e migliaia di persone cadevano nelle reti tese ai loro piedi, che esse non scorgevano. In questa generazione ve ne sono molti i cui occhi sono rimasti abbagliati dal riverbero delle speculazioni umane e della «falsamente chiamata scienza ». Non vedono la rete e vi cadono dentro come se fossero ciechi. Dio desidera che le facoltà intellettuali dell'uomo siano considerate un suo dono e vengano adoperate al servizio della verità e della giustizia; ma quando gli uomini si abbandonano all'orgoglio e all'ambizione, ed esaltano le loro teorie ponendole al di sopra della Parola di Dio, allora la conoscenza può diventare più nociva dell'ignoranza. Così la falsa scienza dei nostri giorni, minando la fede nella Bibbìa, preparerà la via all'accettazione del papato con le sue forme piacevolì, allo stesso modo come nel Medioevo la mancanza di conoscenza aprì la strada al suo accrescimento.

Nel movimento che si va delineando negli Stati Uniti per assicurare alle istituzioni e agli usi della chiesa l'appoggio dello stato, i protestanti non solo calcano le orme dei papisti, ma spalancano addirittura la porta perché il papato rìconquisti nell'America protestante la supremazia perduta in Europa. Quello che dà maggiore significato a questo movimento è il suo obiettivo principale: l'imposizione dell'osservanza della domenica, usanza che ha avuto origine da Roma e che essa vanta come il segno della sua autorità. Lo spirito del papato - spirito di conformità alle usanze del mondo, venerazione delle tradizioni umane poste al di sopra dei comandamenti di Dio- permea le chiese protestanti e le spinge a svolgere un'opera intesa a esaltare la domenica, come il papato ha già fatto prima di esse.

Se il lettore vuole sapere quali agenti saranno utilizzati nella lotta imminente, legga la storia dei mezzi usati da Roma per lo stesso scopo nel secoli passati. Se egli vuole conoscere in che modo il Papato e il Protestantesimo uniti si comporteranno nei confronti di coloro che respingono i loro dogmi, cerchi di vedere quale spirito Roma ha manifestato verso il sabato e i suoi sostenitori.

Editti reali, concili generali, ordinanze della chiesa sostenute dal braccio secolare furono i mezzi mediante i quali la festività pagana conquistò il posto di onore nel mondo cristiano. La prima misura obbligatoria sulla osservanza della domenica fu la legge (4 ) di Costantino (321 d. C.). Questo editto imponeva agli abitanti delle città di riposare nel « venerabile giorno del sole », ma consentiva ai contadini i lavori agricoli. Sebbene fosse virtualmente uno statuto pagano, nondimeno esso venne imposto dall'imperatore dopo che egli ebbe accettato nominalmente il Cristianesimo.

Visto che un editto reale non poteva sostituirsi all'autorità divina, Eusebio, un vescovo che cercava il favore dei principi e che era amico e adulatore di Costantino, suggerì l'idea che Cristo aveva trasferito il riposo del sabato alla domenica. Come prova in favore di questa nuova dottrina non poté essere prodotta neppure una testimonianza delle Scritture. Del resto, Eusebio stesso, sia pure inconsapevolmente, ne riconobbe la falsità, e indicò il vero autore del cambiamento, dicendo: « Tutte le cose che si dovevano fare nel sabato, noi le abbiamo trasferite al giorno del Signore » Robert Cox, Sabbath Laws and Sabbath Duties, p. 538. L'argomento in favore della domenica, sebbene fosse privo di fondamento, valse a incoraggiare gli uomini a calpestare il sabato del Signore. Tutti coloro che desideravano essere onorati dal mondo accettarono la festività popolare.

Una volta che il papato si fu saldamente stabilito, proseguì l'opera per l'esaltazione della domenica. In tale giorno, per un po' di tempo i contadini continuarono a lavorare nei campi prima e dopo i servizi religiosi; il giorno di riposo era ancora il settimo giorno, il sabato. Poi, gradatamente si produsse un cambiamento. Ai magistrati fu vietato, la domenica, emettere sentenze in cause civili. Quindi tutti, senza distinzione, indipendentemente dal loro ceto, furono invitati ad astenersi dalle comuni attività sotto pena di multa per gli uomini liberi e di fustigazione per i servi. Più tardi fu stabilito che i ricchi sarebbero stati puniti con la perdita della metà dei beni; e infine fu decretato che se essi avessero persistito ostinatamente, sarebbero stati ridotti alla condizione di schiavi. Le classi più basse, invece, avrebbero subìto l'esilio perpetuo.

Si ricorse anche ai miracoli. Fra i tanti prodigi, si raccontava che un contadino mentre di domenica stava pulendo l'aratro con un ferro prima di lavorare il campo, quel ferro gli si attaccò alla mano, e per due anni quell'uomo dovette portarselo dietro con « gran dolore e vergogna » Francis West, Historical and Practical Discourse on the Lord's Day, p. 174.

Successivamente il papa ingiunse al parroci di ammonire i violatori della domenica, di esortarli ad andare in chiesa per pregare, per evitare che grandi calamità si abbattessero su essi e sui loro vicini. Un concilio ecclesiastico avanzò l'argomento, tanto spesso sfruttato in seguito anche dai protestanti, che siccome delle persone erano state colpite dal fulmine mentre lavoravano di domenica, quel giorno doveva essere necessariamente il giorno di riposo. « Pevidente », dicévano i prelati, « quanto grande sia la disapprovazione di Dio nei confronti di coloro che trascurano quel giorno ». Fu rivolto in seguito un appello ai sacerdoti, ai ministri, ai re, ai principi e ai fedeli, invitandoli a « fare tutto il possibile e a esercitare la massima cura perché quel giorno fosse restituito ai suoi fastigi e venisse più devotamente osservato in avvenire per il maggior bene del Cristianesimo » Thomas Morer, Discourse in Six Dialogues on the Name, Notion and Observation of the Lord's Day, p. 27 1.

Essendo risultati insufficienti i decreti dei concili, le autorità secolari furono invitate a emanare un editto che incutesse sgomento nei cuori delle persone e le costringesse ad astenersi dal lavoro la domenica. In un sinodo tenuto a Roma, tutte le precedenti decisioni vennero riaffermate con maggior forza e solennità; furono anche incorporate nella legge ecclesiastica e imposte dalle autorità civili in quasi tutto il mondo cristiano, (Vedi Heylyn, History of the Sabbath, parte 2, cap. 5, sez. 7).

Nondimeno, la mancanza di un'autorità scritturale in f avore dell'osservanza della domenica provocò non poco imbarazzo. La gente metteva in dubbio il diritto delle sue guide spirituali di mettere da parte questa dichiarazione positiva di Dio: « Ma il settimo giorno è il Sabato del Signore Dio tuo » per onorare il giorno del sole. Per sopperire all'assenza di una testimonianza biblica si ricorse ad altri espedienti. Uno zelante sostenitore della domenica, che verso la fine del dodicesimo secolo visitò le chiese dell'Inghilterra, incontrò una forte resistenza da parte dei fedeli testimoni della verità. Risultati vani i suoi sforzi, egli abbandonò momentaneamente il paese per andare in cerca di qualcosa che potesse aiutarlo a imporre i suoi insegnamenti. Quando ritornò, riscosse un notevole successo. Aveva con sé un rotolo che pretendeva provenisse direttamente da Dio: conteneva l'ordine di osservare la domenica, accompagnato dalle più spaventose minacce, per terrorizzare chi avesse disubbidito. Si affermava che questo prezioso documento - che era una volgare contraffazione pari all'istituzione che esso voleva sostenere - era caduto dal cielo ed era stato trovato in Gerusalemme, sull'altare di S. Simeone, sul Golgota. In realtà, la fonte dalla quale esso procedeva era il palazzo pontificio di Roma. La frode e la falsificazione impiegate per accrescere la potenza e l'autorità della chiesa sono state considerate in ogni tempo legali dalla gerarchia papale.

Il rotolo in questione proibiva il. lavoro dall'ora nona (le tre del pomeriggio) del sabato, all'alba del lunedì, e si affermava che la sua autorità era stata confermata da molti miracoli. Si raccontava che delle persone che avevano lavorato oltre l'ora prescritta erano state colpite da paralisi. Un mugnaio che stava macinando il grano vide uscire, al posto della farina, un torrente di sangue, mentre la ruota del mulino rimaneva immobile nonostante la forte pressione dell'acqua. Una donna che aveva messo il pane in forno, ne trasse fuori la pasta ancora cruda, nonostante il calore del forno fosse elevatissimo. Un'altra donna, invece, che stava per infornare la pasta all'ora nona del sabato, ma che poi aveva deciso di riporla fino al lunedì mattina, trovò l'indomani. il pane cotto per potenza divina. Un uomo che aveva fatto cuocere il pane dopo la nona ora del sabato, l'indomani mattina, quando lo spezzò, ne vide uscire un rivolo di sangue. Con queste assurde invenzioni, superstiziose, i sostenitori della domenica cercavano di stabilirne la santità (Vedi Roger de Hoveden, Annals, vol. 2, pp. 528-530).

In Scozia, come in Inghilterra, si finì per ottenere un particolare riguardo per la domenica aggiungendo ad essa una porzione dell'antico sabato. Variava, naturalmente, il periodo da santificare. Un editto del re di Scozia dichiarava che « il sabato, dalle ore dodici in poi doveva essere considerato santo ». Nessuno, da quel momento fino al _lunedì mattina, poteva occuparsi di cose di carattere temporale (Morer, pp. 290,291).

Nonostante tutti gli sforzi fatti per stabilire la santità della domenica, gli stessi papisti confessavano pubblicamente la divina autorita del sabato e l'origine umana dell'istituzione che lo aveva soppiantato. Nel sedicesimo secolo un concilio papale affermò chiaramente: « Tutti i cristiani ricordino che il settimo giorno, consacrato da Dio, fu accettato e osservato non solo dagli ebrei, ma anche da tutti coloro che pretendevano adorare Dio, sebbene noi cristiani abbiamo cambiato il loro sabato nel giorno del Signore » Idem, pp. 281, 282. Coloro che corrompevano la legge divina e si mettevano deliberatamente al di sopra di Dio, non ignoravano la gravità del loro atto.

Una eloquente illustrazione dell'atteggiamento di Roma verso chi non era d'accordo con lei, lo si trova nella lunga e sanguinosa persecuzione dei valdesi, alcuni dei quali osservavano il sabato. Altri soffrirono allo stesso modo per la loro fedeltà al quarto comandamento. La storia delle chiese di Etiopia è molto significativa. Nell'oscurità del Medioevo, i cristiani dell'Africa centrale perduti di vista e dimenticati dal mondo, per molti secoli godettero della piena libertà di servire Dio secondo la loro fede. Ma alla fine Roma venne a sapere della loro esistenza, e l'imperatore dell'Abissinia riconobbe il papa come vicario di Cristo. Seguirono altre concessioni. Fu proclamato un editto che vietava l'osservanza del sabato sotto pena di severe sanzioni (Vedi M. Geddes, Church History of Ethiopia, pp. 311, 312). Ma la tirannia papale finì col diventare un giogo così opprimente, che gli abissini decisero di 'infrangerlo. Dopo una terribile battaglia, i cattolici furono banditi da quei domini e l'antica fede venne restaurata. Le chiese si rallegrarono per la libertà riconquistata, e mai dimenticarono l'esperienza fatta circa l'inganno, il fanatismo e il potere dispotico di Roma. Erano contenti di starsene nel loro regno solitario, dimenticati dal resto della cristianità.

Le chiese dell'Africa si attenevano al_ sabato come vi si era attenuta la chiesa papale prima della sua completa apostasia. Ma pur osservando il settimo giorno, in ossequio al comandamento di Dio, esse si astenevano dal lavoro la domenica, in conformità all'usanza della chiesa. Raggiunto il potere supremo, Roma calpestò il sabato di Dio e innalzò il proprio giorno di riposo. Le chiese dell'Africa, rimaste nascoste per circa mille anni, non condivisero la sua apostasia; ma quando vennero a trovarsi sotto il dominio romano, furono costrette ad abbandonare il vero sabato per esaltare il falso giorno di riposo. Però, non appena riacquistarono la loro indipendenza, ritornarono all'osservanza del quarto comandamento. (34)

Questi fatti del passato rivelano l'inimicizia di Roma per il vero sabato e per i suoi difensori, e mettono in luce i mezzi che essa adopera per onorare l'istituzione da lei creata. La Parola di Dio insegna che tali scene si ripeteranno quando i cattolici romani e i protestanti si uniranno per innalzare la domenica.

La profezia di Apocalisse 13 dichiara che il potere - rappresentato dalla bestia con « due corna come quelle d'un agnello » farà sì « che la terra e quelli che abitano in essa » adorino il papato qui simboleggiato dalla bestia simile a un leopardo. La -bestia con le due corna dirà « agli abitanti della terra di fare un'immagine della bestia » e darà ordine che « tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi » ricevano il marchio della bestia (Apocalisse 13: 11-16). Si è visto che il potere rappresentato dalla bestia con due corna simili a quelle di un agnello indica gli Stati Uniti, e che questa profezia si adempirà quando essi imporranno l'osservanza della domenica, che Roma reclama come speciale riconoscimento della sua supremazia. In questo omaggio reso al papato, gli Stati Uniti non saranno soli. L'influsso che Roma esercitò nei paesi che un tempo ne riconoscevano l'autorità è lungi dall'essere distrutto. D'altra parte, la profezia predice la restaurazione del suo potere. « E io vidi una delle sue teste come ferita a morte; e la sua piaga mortale fu sanata; e tutta la terra maravigliata andò dietro alla bestia » Apocalisse 13: 3. La ferita mortale di cui si parla, si riferisce alla caduta del papato nel 1798. Dopo questo, il profeta aggiunge: « La sua piaga mortale fu sanata; e tutta la terra maraviglìata andò dietro alla bestia ». Paolo dice che « l'uomo del peccato » sussisterà fino al secondo avvento (2 Tessalonicesi 2: 3-8). Sino alla fine dei tempi egli proseguirà la sua opera di inganno. Giovanni, riferendosi al papato dice: « E tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello che è stato immolato, l'adoreranno » Apocalísse 13: 8. Tanto nel Vecchio quanto nel Nuovo Mondo, l'osservanza della domenica, che si basa unicamente sull'autorità della chiesa romana, costituirà un omaggio reso al papato.

Dalla metà del diciannovesimo secolo gli studiosi della profezia, negli Stati Uniti, Presentano al mondo questa testimonianza. Negli eventi che si stanno veríficando sotto i nostri occhi, si nota una rapida avanzata verso l'adempimento di questa predizione. Nei paesi protestanti, le guide religiose affermano la divina origine della domenica senza prove scritturali in proposito, come i dirigenti papali i quali fabbricavano miracoli per colmare la lacuna derivante dall'assenza di un preciso ordine divino. L'affermazione che il castigo di Dio si abbatte su chi viola la domenica sarà ripetuta. D'altra parte si va già delineando e sta guadagnando rapidamente terreno un movimento che mira a imporre l'osservanza della domenica.

La chiesa romana ha del prodigioso per la sua abilità e per la sua sottigliezza. Essa ha il dono di leggere l'avvenire. Vedendo le chiese

protestanti renderle omaggio accettando il suo falso sabato e accingersi a imporlo con gli stessi mezzi da essa usati, può tranquillamente aspet tare la sua ora. Coloro che rigettano la luce della verità, ricorreranno all'aiuto di questa potenza cosiddetta infallibile per sostenere una istituzione da lei stabilita. Con quanta rapidità correrà in aiuto dei Protestanti non è difficile presagirlo. Del resto, chi meglio dei dirigenti papali conosce il modo di procedere nei confronti di coloro che disubbidiscono alla chiesa?

La chiesa cattolica romana, con tutte le -sue ramificazioni nel mondo intero, forma una vasta organizzazione sotto il controllo della santa sede, intesa a servirne gli interessi. 1 suoi milioni di comunicanti, in ogni paese del globo, ricevono l'ordine di ritenersi vincolati al papa con un patto di ubbidienza. Indipendentemente dalla loro nazionalità e dal loro governo, essi debbono riconoscere l'autorità della chiesa al di sopra di ogni altra. Pur avendo giurato fedeltà allo stato, il giuramento di ubbidienza a Roma li dispensa da ogni impegno che possa contrastare con i suoi interessi.

La storia racconta con quale abilità e perseveranza il papato ha cercato di intromettersi negli affari delle nazioni per poi, una volta preso piede, perseguire i suoi fini, anche se a danno dei principi e dei popoli. Nel 1204 papa Innocenzo III riuscì a strappare a Pietro Il d'Aragona questo straordinario giuramento: « lo, Pietro, re degli Aragonesi, professo e prometto di essere sempre fedele e ubbidiente al mio signore, papa Innocenzo, ai suoi successori cattolici, alla chiesa romana, e di mantenere fedelmente il mio regno nella ubbidienza ad essa difendendo la fede cattolica e perseguitando la peste dell'eresia » I. Dowling, The History of Romanism, vol. 5, cap. 6, sez. 55. Tutto ciò è in perfetta armonia con le tipiche pretese dei pontefice romano « che ha il diritto di deporre gli imperatori » e « di sciogliere i sudditi dal giuramento di fedeltà ai governanti ingiusti » Mosheim, vol. 3, secolo 11, parte 2, cap. 2, sez. 9, nota 17.

È bene ricordare che Roma si vanta di non cambiare mai. I princìpi di Gregorio VII e di Innocenzo III sono gli stessi della chiesa cattolica romana di oggi. Se ne avesse il potere, essa li attuerebbe con maggior vigore dei secoli passati. I protestanti non si rendono conto di quello che fanno accettando l'aiuto di Roma per assicurare l'osservanza della domenica. Mentre essi hanno per mèta l'attuazione di questo proposito, Roma mira, a ristabilire la sua autorità e a riconquistare la supremazia perduta. Se negli Stati Uniti prevarrà il criterio che la chiesa puo ricorrere allo stato o addirittura dominarlo, e che le osservanze di carattere religiosa possono essere imposte dalle leggi secolari: in una parola, che l'autorità congiunta della chiesa e dello stato debba dominare la coscienza, il trionfo di Roma in questo paese sarà assicurato.

La Parola di Dio ci avverte del pericolo che incombe; se non vi presta attenzione, il mondo protestante capirà qual è il vero scopo che Roma si prefigge solo quando ormai sarà troppo tardi per sottrarsi all'insidia. Il potere di Roma aumenta silenziosamente, e le sue dottrine esercitano il loro influsso nelle chiese e nei cuori degli uomini. Essa va innalzando sempre più la sua imponente e massiccia struttura, nei cui segreti recessi si ripeteranno le antiche persecuzioni. Furtivamente e insospettatamente essa prepara le sue armi per colpire- quando sarà il momento. Tutto ciò che essa vuole è un'occasione favorevole, e questa praticamente le è già concessa. Presto vedremo e sentiremo qual è k> scopo della curia romana. Chiunque crederà nella Parola di Dio e vorrà ubbidirle andrà incontro all'obbrobrio e alla persecuzione.


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